Fonte: Ufficio Stampa Comune di Livorno
Il Consiglio comunale, nella riunione del 12 ottobre, ha approvato a maggioranza la variante al Regolamento urbanistico e il piano attuativo relativi al complesso immobiliare denominato “Terme della Salute”.
Hanno votato a favore 23 consiglieri (Partito Democratico e Italia dei Valori); sei i contrari (Partito della Libertà e Gruppo misto). Il consigliere Lamberto Giannini (Sinistra e Libertà) si è astenuto. Non hanno partecipato al voto sette consiglieri appartenenti a Confronto per Livorno, Città Diversa, Partito della Libertà Berlusconi e Rifondazione Comunisti Italiani.
Il voto era stato preceduto dall’esame, con relative controdeduzioni, delle due osservazioni presentate, una dai Verdi di Livorno, l’altra dalla Regione Toscana, e del contributo della Provincia di Livorno.
Sono risultate respinte le osservazioni presentate dai Verdi di Livorno mentre sono state parzialmente accolte quelle della Regione, che riguardano la presentazione di un apposito elaborato sulla valutazione degli effetti ambientali e la previsione di varchi sugli edifici storici e sul parco.
Con questa variante si concretizzano gli obiettivi fissati dal Regolamento Urbanistico nel 1999, ovvero la riqualificazione dell’area dove attualmente sorgono i capannoni industriali dell’ex Coca Cola e la cessione degli immobili storici e del parco alla mano pubblica. Tali immobili entreranno a far parte del patrimonio comunale, saranno restaurati e resi fruibili ai cittadini.
Nella zona ex industriale saranno demoliti i capannoni e verranno costruiti, anziché un edificio residenziale a “stecca” unica alta tre piani come prevedeva il Regolamento Urbanistico del 1999, sei edifici con andamento “ad anfiteatro” degradante verso il parco e orientati secondo gli assi e gli allineamenti dell’edificio monumentale principale. Una soluzione progettuale, quest’ultima, scaturita dopo approfondimenti tecnici degli uffici comunali e della Sovrintendenza di Pisa, che, fermi restando gli indici di edificabilità, mira a valorizzare il complesso storico monumentale delle Terme della Salute.
Gli immobili storici passano al Comune che li restituirà alla collettività.
A questo fine l’Amministrazione comunale investirà nel restauro del parco e del complesso monumentale il contributo di urbanizzazione ( comprensivo degli oneri più costo di costruzione ), oltre ad un contributo della proprietà di 330.000 Euro , per un totale di 1.508.460 Euro .
Il restauro della parte storico-monumentale si articolerà in tre fasi.
Nella prima fase sarà utilizzata una “quota parte” del contributo di urbanizzazione (calcolata in circa 250.000 Euro) per l’immediata sistemazione del parco.
In questa fase i privati dovranno mettere in sicurezza gli immobili. La seconda fase da realizzarsi in concomitanza con la prima, consiste nella pulizia dell’area con eliminazione delle erbe e arbusti infestanti, la realizzazione di una viabilità pedonale oltre che di un prato alberato e siepi.
Le ulteriori risorse a disposizione serviranno da “volano” per attrarre finanziamenti e contributi pubblici per arrivare alla definitiva sistemazione degli immobili storici passando quindi alla terza fase del progetto: obiettivo, il definitivo restauro del complesso monumentale.
Lo stesso Sovrintendente Malchiodi ha tra l’altro espresso la volontà di affiancare il Comune negli incontri con il Ministro ai Beni Culturali, la Regione ed altri eventuali soggetti per l’accesso ai finanziamenti.
Le ex Scuderie - Oltre a questi beni di interesse storico-monumentale, sarà ceduta gratuitamente al Comune anche la “stecca” prospiciente via Ugo Foscolo (denominata “ex Scuderie”): un edificio che non è mai stato oggetto di vincolo storico monumentale . Per questo edificio il Regolamento urbanistico prevede la ristrutturazione edilizia.
Una nuova strada tra via Foscolo e via Orosi – L’operazione prevede anche che la società proprietaria, La Fondiaria Apparizione, debba realizzare, come opere di urbanizzazione primaria, una strada di collegamento pubblica tra via Foscolo e via Orosi e un parcheggio pubblico a servizio del parco di oltre 800 mq. La strada produrrà un miglioramento della viabilità interna al quartiere, favorendone i collegamenti, ed inoltre faciliterà l’accesso pedonale all’area monumentale.
I rapporti tra Comune e la società saranno regolati da una convenzione.
Scheda storica
Nella metà del secolo XIX fu scoperto, nei terreni presso l’attuale stazione ferroviaria, un ricco bacino idrominerale. Furono individuate cinque sorgenti termali fredde, la cui temperatura era di circa 14°C. Come si può leggere nel volume “Livorno – Guida storica”, di Corrado Nocerino (Ed.L’Informazione), erano acque “gustosissime” che furono subito analizzate da esperti e scienziati di notevole valore e che furono denominate Preziosa, Vittoria, Sovrana, Corsia e Corallo. Come ci informa lo storico Wiquel, già dal 1865 entrò in funzione un piccolo chiosco per la distribuzione di queste acque.
Nel 1903 fu realizzato per iniziativa di una grande società genovese , su progetto dell’ingegner Angiolo Badaloni, un complesso termale in stile Liberty, che venne chiamato “Montecatini a Mare”, o “Terme Acque della Salute” e che divenne uno dei complessi termali più prestigiosi d’Italia.
La struttura comprendeva oltre alle terme vere e proprie, un lussuoso albergo, un grande padiglione che venne chiamato il “Salone delle Feste”, impianti per giochi vari, pista di pattinaggio, campo da tennis, pista da ballo e altro.
Il complesso termale cessò la sua attività durante la seconda guerra mondiale, dopodiché, per parziale esaurimento del bacino, non venne più riattivato. Alcune parti dell’edificio vennero utilizzate per ospitare un’industria per la produzione e l’imbottigliamento di acqua e bevande (“Il Corallo”), il padiglione centrale divenne una sala da ballo, mentre nella parte retrostante il nucleo storico delle terme vennero realizzati dei capannoni industriali. Gravemente danneggiata da un incendio, l’intera struttura fu definitivamente chiusa nel 1968 (salvo la parte che ha ospitato fino a pochi anni fa il deposito della Coca Cola) e lasciata inutilizzata fino ad oggi.
Al complesso si accedeva da via degli Acquedotti, tramite un’ampia cancellata in ferro ai lati della quale erano poste, sormontate da guglie, due edicole quadrangolari che fungevano rispettivamente da biglietteria e ingresso separato per uomini e donne.
Di fronte all’ingresso principale, preceduto da un’ampia scalinata, fu disegnato un grande spazio nel quale i percorsi pedonali si snodavano fra una serie di aiuole curvilinee poste in simmetria rispetto all’asse dell’edificio e orientate verso una fontana circolare posta al centro.
Il complesso architettonico delle Terme è costituito da tre padiglioni principali, disposti a formare un’esedra, collegati fra loro tramite colonnati semicircolari ed altri edifici sparsi in un parco alberato. I tre corpi del fabbricato principale assolvevano a tre funzioni diverse: quello centrale era destinato alla vita sociale e ricreativa, conteneva un grande salone quadrato, una sala ristorante e due sale lettura.
Il padiglione centrale, più alto rispetto ai due padiglioni laterali, è sormontato in facciata da una terrazza e suddiviso internamente in un piano seminterrato e un piano rialzato.
Sulla parte destra fu creato il padiglione per la distribuzione delle acque, il quale, sul cornicione sovrastante la facciata, reca ancora la scritta latina “salubritatem aegris corporibus afferre creduntur”. Questo padiglione è suddiviso internamente in due zone, un’ampia sala centrale con abside semicircolare segnata agli angoli da colonne binate, sul lato prospiciente l’ampio giardino interno, e sul retro i locali di servizio necessari alla distribuzione delle acque.
All’estremità destra, sul lato prospiciente il viale, il padiglione ingloba il chiosco ottagonale costruito nel 1856, all’interno del quale è posto il pozzo della sorgente Sovrana realizzato in marmo bianco di Carrara.
In simmetria con il resto del complesso in un secondo tempo fu deciso di costruire il padiglione di sinistra, che ospitò gli uffici amministrativi, la direzione sanitaria e il gabinetto medici.
Le strutture portanti dell’edificio furono realizzate in calcestruzzo armato, con progetti e calcoli dell’ingegner Attilio Muggia.
I padiglioni laterali, speculari fra loro, presentano in facciata aperture ad arco a tutto sesto, mentre nella parte centrale, leggermente aggettante, si aprono tre porte a vetro comprese tra due finestre.
L’apparato decorativo è costituito da fregi in cemento decorati con motivi floreali posti ovunque, sui capitelli delle lesene, ai lati delle vetrate centrali, sulle chiavi di volta degli archi, sulla superficie muraria compresa fra le aperture, nella fascia continua che corre alla sommità dell’edificio sotto il cornicione.
I due colonnati dei portici, di chiara ispirazione neoclassica, sono scanditi regolarmente per tutta la loro lunghezza da dodici colonne in stile dorico, realizzate in cemento armato, sul lato rivolto verso il giardino e chiusi da una parete, interrotta da ampie vetrate, sull’altro lato.
Lo stabilimento è caratterizzato da numerose e raffinate decorazioni in stile liberty comprendenti cementi plastico, piastrelle in maiolica, ferri battuti modellati in armoniche movenze, presenti sia sulle facciate esterne, sia nelle murature interne dei padiglioni.