Di Massimo Masiero, www.costaovest.info
Abenaim Elia Giuseppe era nato a Livorno, il 21 ottobre 1912, era figlio di Dario e Rosa Eminente, coniugato, arrestato a Genova il 2 agosto 1944, deportato a Auschwitz, il 24 ottobre 1944, divenuto matricola n.199858 e deceduto a Mauthausen il 22 aprile 1945. Il suo è stato il primo nome a risuonare nella fredda e solare mattinata di ieri sotto il portico di Palazzo Granducale, stamani, dove ha avuto inizio la celebrazione della Giornata Internazionale della Memoria, ricordata in altre nazioni.
Era uno dei 150 ebrei livornesi deportati dall’Italia tra il 1943 al 1945 e sterminati con altri migliaia di tutta Italia, ricordati uno a uno. Poco prima il coro Ernesto Ventura della comunità Ebraica aveva cantato alcuni brani di cultura ebraica, sono poi intervenuti gli allievi dell’istituto musicale Mascagni diretti dal maestro Paolo Filidei.
Giorgio Kutufà, presidente della Provincia ha aperto la lettura delle biografie, seguito da Carla Roncaglia, assessore comunale, Enrico Bianchi, presidente dell’assemblea comunale, Simone Giusti, vescovo della Diocesi, Domenico Mannino, prefetto di Livorno, Bruno D’Agostino, questore, Pierluigi Rosati, comandante l’Accademia Navale. E poi altri ancora: studenti, cittadini, giovani, esponenti della comunità ebraica, che ha organizzato con la Provincia le celebrazioni, presente in gran numero, mentre accanto le pagine bianche del libro delle firme si andava riempiendo, il grande candelabro a nove braccia continuava ad ardere e il pavimento si ricopriva dei fogli delle biografie lasciati cadere dai lettori a testimonianza del sacrificio e della quantità delle vittime.
Al primo piano del palazzo intanto si è aperto il consiglio provinciale con la presenza di tanti studenti “perché il ricordo, ha detto il presidente Fabio Di Bonito, e il filo della memoria rimanga per sempre e si tramandi tra le nuove generazioni per costruire un migliore avvenire del paese”. Ha poi ricordato la recente scomparsa di Tullia Zevi, espressione dell’intelletto e della cultura ebraiche, scomparsa nei giorni scorsi.
Vi sono barbarie che non possiamo e dobbiamo dimenticare, ha ricordato Giorgio Kutufà, perché vi sono responsabilità anche degli italiani. Accanto alle pagine deprecabili della nostra storia si affianca tuttavia il romanzo della immensa solidarietà scritto in tante pagine di testimonianze dal sacrificio di figure indimenticabili che hanno aiutato gli ebrei, tra cui i livornesi don Roberto Angeli e Mario Canessa, Giusto tra le Nazioni, a cui si deve aggiungere monsignor Alberto Ablondi, che fu vescovo di Livorno, e che ha avuto di recente riconosciuto il titolo di Giusto per l’impegno profuso per il valore e il rispetto reciproco delle idee e delle convinzioni religiose per tanta parte della vita dedicata anche all’Ecumenismo.
Il prefetto ha ricordato che la giornata non deve esaurirsi nelle ore del ricordo perché la tragedia non deve accadere ancora e non bisogna dimenticare che anche oggi vi sono 250 focolai di guerra nel mondo. Margherita Ascarelli, vicepresidente della comunità ebraica di Livorno (il presidente Samuele Zarrugh era a Roma invitato dal Capo dello Stato alla cerimonia al Quirinale) ha condannato il negazionismo perverso e le tragedie che ancora compiono coloro che si stanno dimenticando della shoah, che voleva cancellare un popolo dalla faccia della terra. I giovani devono ricordare “per evitare che quel che è accaduto possa riaccadere, come scrisse Primo Levi”.
Yair Didi, rabbino capo della comunità ebraica ha detto che la lettura dei nomi dei deportati si collega al museo di Gerusalemme e che il popolo ebraico prosegue il suo cammino nella ricerca della pace e della fede. Sono poi intervenuti i capigruppo dei partiti. Ha concluso Enrico Modigliani, nato a Roma nel 1937, perseguitato dal regime nazista, scampato alle deportazioni con la famiglia, di cui fa parte lo zio Franco, premio Nobel per l’economia. Padre di tre figlie e nonno di sette nipoti, intellettuale di sinistra, storico, già parlamentare negli anni novanta, è consigliere della fondazione Centro Documentazione Ebraica. Si sta impegnando nel progetto Memoria, di cui è promotore, per creare un centro di documentazione per tener vivo il ricordo della shoah e illustrare la storia degli ultimi decenni ai giovani. “Non dimenticherò mai – ha concluso – che io c’ero alla promulgazioni delle leggi razziali, che per ogni ebreo denunciato prevedevano compensi di cinquemila lire per l’uomo, 4mila500 per la donna e mille500 per un bambino”.
Dopo aver illustrato vari periodi storici ha ricordato che esistono solo le differenze umane, non le razze, che solo Livorno era città senza ghetto e che in tanto odio non va dimenticata la grande solidarietà degli italiani.
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