Pattuglia di autori livornesi al Salone del Libro di Torino

Fonte: Ufficio Stampa MdS editore

autori livornesi a torino fotoDa oggi, giovedì 14 maggio, appuntamento di rilievo nazionale per MdS, la casa editrice fondata nel 2002 a Livorno, che sbarca al Salone del libro di Torino con una nutrita pattuglia di autori livornesi.

La kermesse torinese sul mercato del libro è l’appuntamento più importante d’Italia nel settore editoriale e uno dei più importanti d‘Europa. Comprensibile quindi la felicità della presidente Sara Ferraioli, raggiante per essere stata inserita fra le start up che partecipano al salone.

Fresco di stampa e di una presentazione partecipata a Villa Fabbricotti, sarà presente “Ancora ieri” di Sandra Mazzinghi (Disponibile su Amazon.it) . Frutto di un accurato lavoro sulle fonti storiche, il romanzo racconta di un incredibile disegno del destino che arriva fino ai giorni nostri. A distanza di centododici anni, due donne della stessa famiglia sono uccise per mano di donna.

Nello stand di MdS Editore anche poeta Marco Corbi, con la sua prima silloge di versi “Zero” (Disponibile su Amazon.it). Prima voce maschile della collana Sfridi diversi, Marco Corbi scarnifica il linguaggio fino alle estreme conseguenze: egli immagina una parola che si fa cifra, un’espressione matematica dei sentimenti e dell’oggettività del reale. Ci deve pur essere, sembra che ci dica l’autore, la possibilità di una comprensione razionale di ciò che sembra sfuggire al nostro controllo.

Al Salone sarà presente il libro “Cristina Trivulzio di Belgioioso Una bellezza assetata di verità” (Disponibile su Amazon.it) di Anna Maria Bernieri. Frutto di tre anni di ricerche e studi, il saggio è la biografia dettagliata di un personaggio importante e complesso: Cristina Trivulzio. Esso però non pretende di essere un’opera definitiva; semmai preferisce fare un ritratto accurato e approfondito accessibile al più ampio pubblico di lettori.

Infine “Scarpe Diem” (Disponibile su Amazon.it), una raccolta di racconti sulle scarpe, scritte dagli allievi della Scuola Carver. Perché le scarpe, con i loro ammaccamenti, le “rughe” di espressione, le suole consumate, hanno da narrare un sacco di cose.

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