L’intervento: Salviamo la Banda Città di Livorno

Di Andrea Pellegrini

banda_cittadinaLa Banda Città di Livorno è stata rifondata nel 1977 nel solco della tradizione legata alla antica Banda Cittadina esistente sin dalla fine dell’800. Questa istituzione ha annoverato fra gli altri Giacomo Puccini come presidente onorario nei primi anni del ‘900 e fu premiata per esempio inconcorsi e manifestazioni svoltesi a Pisa e a Lucca fra il 1897 e il 1907. La sua attività copre quindi più di un secolo, salvo un paio di decenni successivi alla seconda guerra mondiale, periodo in cui le sue attività vennero sospese a causa degli eventi bellici.

Dopo un lungo e lento declino dovuto sostanzialmente al disimpegno delle 3 istituzioni che l’hanno rifondata nel 1977 con atto pubblico del Consiglio Comunale, sindaco Alì Nannipieri (il Comune di Livorno, la Provincia di Livorno e l’Istituto Mascagni), e a varie vicissitudini anche interne, conduce oggi una specie di vita vegetale non ricevendo da alcuni anni i finanziamenti previsti dallo Statuto e necessari per la sopravvivenza della Banda stessa. Ha infatti sospeso ogni attività concertistica e non ha una vera e propria sede. Per la prima volta in decenni, la Banda per esempio non ha potuto suonare lo scorso 25 Aprile.

Pur avendo riavviato recentemente un percorso di confronto e dialogo con le istituzioni sopra citate, non si è giunti a oggi ad alcun risultato concreto ne’ per la sede ne’ per un sostegno finanziario neanche minimo. La Banda ha abbandonato mesi orsono l’ultima sede posta in via La Pira in Corea perchè impossibilitata a far fronte alle spese di affitto, utenze e manutenzioni.

L’ultimo direttore, il M° Claudio Parrini, si è dimesso pur avendo lavorato senza compenso per la Banda per alcuni anni, non avendo più la possibilità di continuare in questo senso. La Banda è quindi “parcheggiata” e “ibernata” presso l’istituto musicale Del Corona in attesa di ripartire con sostegni degni del suo nome e della sua storia.

Una Banda in ogni città svolge una semplice quanto insostituibile funzione sociale: quella di assicurare l’esistenza di una struttura che offra a giovani e meno giovani la possibilità di avvicinarsi alla musica pratica, da un lato, e, dall’altro, quella di offrire alle istituzioni locali la possibilità di sonorizzare gli eventi istituzionali più importanti (a Livorno, il 2 Giugno, il 25 Aprile, il 19 Luglio ad es.). Queste funzioni sono svolte in Italia da almeno 4 secoli in ogni città e paese, piccolo e grande, da istituzioni bandistiche che rispondono oggi alle stesse caratteristiche:– semplicità del materiale musicale affrontato
– presenza di attività didattiche finalizzate alla formazione di base di musicisti per la Banda– presenza di un direttore, di solito professionista
– base associativa
– forti legami con la tradizione musicale italiana popolare e bandistica, con aperture al
repertorio moderno, classico, jazz e pop.

Livorno quindi attualmente è una delle pochissime città italiane prive di una Banda sostenuta dalle istituzioni, il che è tanto più grave se si considera la radice storica di questa realtà. Le Bande svolgono una funzione del tutto identica alle realtà musicali etniche presenti in tutto il mondo da sempre, che fanno parte della cultura di ogni gruppo e società umana.

Lungi dal considerarsi un doppione di realtà didattiche che si occupano della formazione musicale, la Banda è semplicemente per la cultura italiana quello che un gruppo di Djembè è per la società senegalese; la sua musica corrisponde ai canti sacri dei pellerossa, alle musiche sacre intonate dai religiosi e alle marce militari eseguite dalle bande militari: essa sonorizza, cioè, la vita della comunità. Questa funzione è svolta in Italia dalle Bande sin dal ‘400 e si innesta sulla tradizione della “musica alta” (Haut Musik), termine che indica semplicemente la musica “di alto volume” da suonarsi all’aperto in momenti istituzionali solenni.

Gli strumenti della Banda sono da sempre e ovunque strumenti a fiato, adatti a questa funzione. La Banda è quindi momento importantissimo e insostituibile di ogni comunità. Non corrisponde ai corsi di musica delle scuole pubbliche (dove si ricevono istruzioni musicali perchè questo è necessario alla formazione globale del cittadino e alla formazione dell’intelligenza, della sensibilità, delle capacità di comunicazione, di espressione ecc. del ragazzo) né ai corsi di un conservatorio (che si frequenta per ricevere una formazione professionale). Per questo è ovviamente formata da semplici cittadini, fra i quali possono esserci dei musicisti professionisti o aspiranti tali, ma anche e soprattutto postini, medici, preti, vigili urbani, piloti, operai, insegnanti, eccetera: cittadini “normali”.

Questo accade in tutto il mondo da secoli.La Banda serve alla comunità ed è la voce della comunità. Una voce semplice quanto sonora. Per questo una Banda di solito viene frequentata gratuitamente da chiunque sia interessato e viene sempre sostenuta almeno un minimo dalle istituzioni locali, Comuni e Provincie.

E’ singolare che proprio a Livorno oggi non si sostenga la Banda cittadina: Pietro Mascagni stesso ha iniziato la sua carriera come direttore di una banda (a Cerignola, Puglia); l’attuale direttore del conservatorio, M° Stefano Guidi, e il precedente direttore, M° Stefano Agostini, e numerosi insegnanti del conservatorio stesso (es. M° Giorgio Lopardo, ecc.) hanno iniziato la propria formazione proprio nelle bande (il M° Lopardo proprio nella Banda di Livorno nel 1974, registri alla mano!) al pari di un numero enorme di strumentisti a fiato italiani poi affermatisi come professionisti, da Paolo Fresu a Pino Minafra, a numerosissimi concertisti classici di fama.

E’ anche straordinario che si debba spiegare cosa è una Banda oggi a una città italiana: sarebbe come dover spiegare cos’è il calcio, cosa sono gli spaghetti o chi era Totò.

E’ necessario che il Comune, la Provincia e il Mascagni si prendano cura urgentemente e una volta per tutte di questa realtà, assicurandole un piccolo finanziamento e una sede, e che insieme agli organi associativi della Banda stessa operino un riassetto associativo e statutario per dotarla di strumenti operativi efficienti e aggiornati.

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